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Martiria is an epic/doom metal rock band formed back in the '80s and re-founded (after a long pause) in 2002. Five album published (last one R-Evolution, with ex Black Sabbath Vinny Appice - 2014).

The band was formed back in the '80s. At the beginning the band was very much oriented towards Doom/Metal sounds such as: early Candlemass and Black Sabbath. After releasing just a few demos and featuring various musicians, in 1998 the members of the group decide to take a break for a while in order to experience different projects. (continue)

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Album: On the way back ( 2011 )

INTERVIEW

Date: July '11
Author: Gabriele Nunziante
Vote: n/a
Language: Italian
Website: http://www.italianmetal.it
Direct link: click here

La pubblicazione del loro quarto album in studio, 'On the Way Back', è l'occasione giusta per accogliere sulle nostre pagine i romani Martiria. Dallo stile particolarissimo, autori di un epic metal raffinato e tutto personale, il gruppo si presenta e introduce nei dettagli il nuovo album: Andy Menario e Marco Capelli, rispettivamente chitarrista e paroliere della band, rispondono alle nostre domande in questa intervista.

Ciao ragazzi e benvenuti su Italian Metal per questa intervista. Andrea, partiamo subito facendo un salto indietro di quasi 25 anni e precisamente al 1987, anno di formazione dei Martiria. Parlaci di come venne fondata la band e di quali furono i primi passi del tuo gruppo, oltre alle influenze riguardanti il genere proposto.
Andy: Ciao Gabriele, per questa prima domanda cercherò di riassumere brevemente. La band nasce da un'idea di Massimo Di Vincenzo l'allora cantante ed altri amici, con l'intento di creare un prodotto che riprendesse dai maestri del doom come Black Sabbath e i più recenti Candlemass. All'epoca il suono era molto più grezzo e molto più pesante di quello che sono oggi i Martiria. Il mio apporto all'epoca era minimo in termini di composizioni (ero appena 16enne) e la gran parte del lavoro la faceva Massimo, coinvolgendoci poi nella fase di arrangiamento.

MartiriaNel 1987 stesso vede la pubblicazione il vostro primo lavoro, 'Twilight of Remembrance', demo da sei brani: come lo registraste e cosa ricordi di quella prima esperienza in studio? Qual era il suo contenuto a livello musicale?
Andy: Personalmente era la prima volta che entravo in studio, quindi ricordo con grande emozione quei giorni. Ricordo ancora adesso che registrammo tutto su un otto tracce analogico a bobina ed il mixing era fatto a mano in tempo reale, cosa impensabile oggi! I brani erano delle composizioni di Massimo, arrangiate da tutti noi della band. Ricordo che registrammo tutto in presa diretta per le basi e facemmo qualche sovraincisione per gli assoli e la voce naturalmente. A quei tempi era veramente cosa rara registrare qualcosa, per noi significava un passo davvero importante.

L'anno successivo è la volta di 'Gilgamesh Epopee', secondo demo da sole due tracce, ma che vede i Martiria spostarsi su tematiche mitologiche che saranno riprese successivamente nei vostri lavori. Come nacque questo demo e i brani in esso presenti? Vi erano stati cambiamenti a livello musicale rispetto al lavoro dell'anno precedente?
Andy: No, il sound era sempre lo stesso, anche le tematiche più o meno, i testi erano curati completamente da Massimo... Diciamo che questo demo fu la successione o meglio, l'aggiunta al precedente. Questo lo registrammo in presa diretta nella sala dove provavamo. Questi demo finivano poi per essere più una soddisfazione personale piuttosto che un mezzo per farci conoscere, la distribuzione era curata da noi e praticamente inesistente visti i pochi mezzi e soldi a disposizione.

Dopo la pubblicazione di questi primi due demo i Martiria si sciolsero: come mai questa decisione? I due lavori non vi avevano permesso di farvi conoscere all'interno della scena locale?
Andy: Assolutamente no, all'epoca luoghi per suonare live erano ancor meno presenti sul territorio locale fatta eccezione di qualche rassegna musicale rock di qualche radio volenterosa e le demo registrate finivano per lo più ad amici e parenti. Francamente non saprei dirti quali furono i motivi dello scioglimento della band, sostanzialmente eravamo tutti un po' presi da cose diverse, ed anche Massimo aveva degli altri interessi che stava cominciando a coltivare, come il teatro. Quindi la cosa andò a scemare lentamente ed inconsapevolmente. Magari questa è la mia percezione, gli altri potrebbero dirti altre cose... ero poco più che adolescente.

Torniamo al presente: 25 anni dopo quei primi lavori esce 'On the Way Back', il vostro quarto album che vede una tracklist presa quasi interamente da quei due demo degli anni '80. Come è nata la scelta di riprendere quei vecchi brani e di riproporli con l'attuale formazione?
Andy: Sono sempre stato legato a quei brani, li trovo tremendamente profondi e musicalmente ancora innovativi, mi piaceva (e mi piace ancora oggi) tantissimo la musica che proponeva Massimo. Considera anche che nell'album è presente il primo brano che ho scritto in vita mia che da il titolo all'album stesso, per rendermi omaggio (eheheh!) ho voluto risuonare il solo proprio come era sul vecchio demo. Quindi ce n'erano molte di motivazioni per ridare vita a quei brani cosi ho proposto la cosa agli altri e ci siamo messi a lavoro.

Martiria - On the Way BackQuello che troviamo all'interno dell'album si tratta di brani modificati nella struttura e nei testi oppure è una riproduzione abbastanza fedele del materiale contenuto nei demo? In pratica, c'è stato molto lavoro dietro alla composizione di questo album oppure si è trattato solamente di riscoprire vecchi brani?
Andy: La struttura dei brani è più o meno quella, i testi sono completamente riscritti (quelli di Massimo erano introvabili) da Marco (Capelli, paroliere della band - ndr), volevamo comunque dare una nuova linfa ai brani, ci sembrava giusto quindi costruire dei testi che esprimessero meglio la nostra identità attuale, piuttosto che cantare vecchie storie appartenenti ad un passato poco più che adolescenziale. Alcuni riff sono stati cambiati, le parti di batterie completamente, gli arrangiamenti sono totalmente nuovi cosi come i soli (fatta eccezione del succitato "On the Way Back"). Direi che c'è stato un gran lavoro dietro questo CD, soprattutto sul suono, ma va dato merito a Massimo di averci lasciato un'ottima base sulla quale lavorare.

Si era parlato all'inizio del fatto che su questo album avremmo ritrovato il vostro primo cantante, Massimo Di Vincenzo, lo stesso presente sui demo; troviamo invece ancora una volta Rick Anderson: come mai questo ripensamento?
Andy: Massimo non se l'è sentita, aveva troppi impegni con la sua carriera di attore, ed essendo un perfezionista ha preferito rinunciare per mancanza di tempi adeguati per prepararsi al meglio a una performance canora, che non era più abituato a sostenere. Grande merito va infatti a Rick, per aver lavorato in tempi brevissimi, ma ormai abbiamo una certa intesa con lui, quindi il risultato era facilmente preventivabile.

Ho trovato 'On the Way Back' l'album più complesso mai pubblicato dai Martiria, molto introspettivo come tematiche e lento nelle composizioni, quell'anima doom che i comunicati stampa già ci avevano preannunciato. Siete d'accordo con questo o la pensate diversamente? Mi descrivete anche con parole vostre come vedete in generale questo album, tanto in sé quanto all'interno della vostra discografia?
Andy: E' assolutamente doom, sono pienamente d'accordo. Personalmente non lo trovo cosi complesso, ma probabilmente non faccio testo in quanto i brani li conoscevo da una vita, quindi suonano molto familiari. Questo lato scuro è una parte presente nei Martiria anche degli album precedenti (vedi "Hell is not Burning" di 'The Age of the Return' ad esempio o "God Knows" nel più recente 'Time of Truth'), mi piaceva dare un nuovo taglio ad un nuovo album. Come tematiche sicuramente è il più introspettivo e credo che non poteva essere diversamente, Marco ha colto in pieno quelle che sono le atmosfere del disco.
Marco: In effetti è stato "facile"... relativamente, almeno. Quel che voglio dire è che c’è sempre stata una forte sincronia tra lo stile musicale di Andy e la mia idea di "canzone", e questa sincronia sembra accentuarsi con gli anni, come se procedessimo su linee parallele. La cosa non cessa di sorprendermi, doppiamente in questo caso, visto che questi brani, sia pur con le ovvie modifiche ed aggiustamenti, sono letteralmente riemersi dal passato. Vent’anni dopo, come i moschettieri di Dumas... Chissà, forse è proprio questo il motivo per cui tutti i pezzi presenti in 'On the Way Back' posseggono una sorta di cupa potenza, malinconica e profonda, un’energia (dimenticata?) che ci riporta ad un’altra fase della vita. Stando così le cose, non avevamo molta scelta: sono state le canzoni stesse ad imporre testi altrettanto cupi e tematiche "importanti". La sfida, semmai, è stata quella di scavare negli angoli bui della mente senza cedere all’autocommiserazione adolescenziale, per fondere assieme le domande senza risposte che ci si pone a vent’anni con le risposte (senza domande) cui si finge di credere per sopravvivere alla soglia dei quaranta. Credo, però, che ce l’abbiamo fatta e questo CD, oltre a contenere undici brani musicalmente eccezionali, rappresenta una profonda riflessione, fatta sulla linea di mezzeria della vita, sui temi eterni della vita e della morte, con differenti piani di lettura, e parecchio da raccontare a chi abbia voglia di sedersi ad ascoltare (davvero). Cambiare è sempre difficile, però è assolutamente necessario. Quando si smette di cambiare, probabilmente, si sono raggiunti i propri limiti e questo, al di là dei risultati raggiunti, è sempre piuttosto "scary". Spaventoso. Almeno per me. Odio i limiti invalicabili, mi ricordano, inevitabilmente, l’ultimo limite. La linea bianca, insomma. Del resto, ogni nuovo disco non è un "punto di arrivo" quanto, piuttosto, il punto di partenza per una nuova evoluzione. Certo, il rischio è di scontentare - o sconcertare - qualcuno. E questo, ovviamente, dispiace. Tuttavia un musicista deve seguire l’ispirazione, non ripetere se stesso all’infinito e, soprattutto, deve liberarsi dalle etichette che gli vengono via via appiccicate. Ok, ci sono i generi. Ma, sopra a tutto, c’è la musica. E tutti quelli che ci ascoltano, specialmente quelli che lo fanno per la prima volta, dovrebbero concederci una chance e dire: "Mi piace quel che fate" oppure "No way, la vostra musica non fa per me", ma soltanto DOPO averci ascoltato, non perché, cercando su Google o Wikipedia, il nome dei Martiria compare sotto la categoria "Epic" piuttosto che "Progressive". "On the Way Back", per esempio, è una classica rock ballade, "Gilgamesh" è un pezzo assolutamente metal, "You Brought me Sorrow" è, probabilmente, inclassificabile ma, prese tutte assieme, queste canzoni rappresentano, semplicemente, il nostro modo di fare musica!

MartiriaScendiamo nel dettaglio: vorrei che mi parlaste singolarmente dei brani, in particolare sulle tematiche affrontate e, se ve ne sono, aneddoti sulla loro composizione e registrazione.
Andy: Lascio la parola a Marco.
Marco: Un compito non da poco!! (Andy, correggimi se dico stupidate, ultimamente mi capita sempre più spesso...)
Vediamo... "Drought": partenza in grande stile, collocazione temporale indefinita. Immaginate un mondo assetato, arido, bruciato. L’acqua, la poca che c’è, sotto il controllo dei soliti potenti mentre il resto dell’umanità è condannato a risecchirsi sotto un sole implacabile. Fortuna che è solo immaginazione... giusto?
"Apocalypse", cambio di tono, cambio di stile, interpretazione magistralmente sofferta di Rick (posso dirlo?). Okay, è la fine del mondo, quindi? Prima o poi doveva succedere, il mondo un giorno finirà, per me solo o per tutti cambia poco. La domanda è: saremo pronti ad entrare nell’oscurità? O forse, soltanto, ci porteremo dietro il carico usuale di promesse infrante e cose incompiute... (I failed, I know / still it seems so un fair / leaving for nowhere).
Su "Song" c’è poco da dire, mi genufletto di fronte a Mastro Poe ed all’arrangiamento di Andy che, personalmente, trovo particolarmente azzeccato. Interessante prova di Rick, alle prese con l’inglese del primo ottocento.
"Ashes to Ashes" è forse il pezzo più sofferto (per quanto riguarda il testo) dell’album. Non perché non sapessi cosa volevo dire. Lo sapevo perfettamente e la difficoltà stava proprio in questo, nel riuscire ad incanalare immagini, sensazioni e disperazione in poche righe. Ho passato almeno una settimana a scrivere e cancellare, stampare, correggere e riscrivere, finché non ho preso mio figlio in braccio e tutto si è chiarito. La Morte era lì, all’altro angolo della stanza, incomprensibile, vuota, insensata. Credo che il tema della canzone sia proprio questo, l’assurda mancanza di ogni logica nelle dinamiche della vita e della morte. "Perché?", l’eterna domanda che non ha risposta. Non molto consolatorio, lo so, ma non è colpa mia: una volta aperti gli occhi non c’è modo di richiuderli. 'And the question is / always the same / an useless: "why"?' Il chè, ovviamente, non impedisce di sognare un po’, nel frattempo.
Per quanto riguarda "The Sower" ho seguito abbastanza fedelmente la vecchia traccia del testo originale, arricchendola con qualche osservazione "mia" e modificando un po’ il finale, per lasciarlo - per così dire - sospeso. Un po’ fairytale mediterraneo, un po’ ricordo nostalgico. Il seminatore è l’ultimo del suo mondo, un mondo costruito all’interno della natura e non al di sopra di essa, e non può che svanire nel vento. 'None ever met the sower again. / What happened is easy to guess. / But if you've the heart of a child / a spirit simple and clean / you can see him dancing happy and wild / with the southern wind'.
"Gilgamesh" è il pezzo epico per eccellenza di questo album, incalzante come una marcia trionfale segue le gesta del Re di Uruk: la nascita, l’incontro con Enkidu, le battaglie, la perdita dell’amico ed il confronto con la morte (che, come dicevamo, è il tema ricorrente di questo album... si facciano pure i debiti scongiuri) che porta all’ultima - impossibile - ricerca, quella dell’immortalità. Uno dei miti più antichi dell’umanità che, in fondo, non è altro che una metafora dell’esistenza e del sogno senza tempo di sottrarsi al ciclo implacabile della vita (Nothing could stop you two, / None was strong enough but Death!).
"The Slaughter of the Guilties" è una canzone leggermente diversa, perché diverso è il tema trattato. Cosa determina il passaggio dall’innocenza alla crudeltà? Cosa trasforma un bimbo che guarda il mondo con occhi innocenti in uno spietato assassino? Le risposte sono tante, questa è una... drammaticamente attuale ed al tempo stesso antica. 'Many secrets / a soul can hide, there is darkness / even into the light'.
"You Brought me Sorrow" è, probabilmente, il pezzo che preferisco nell’intero album, anche musicalmente (trovo sia uno dei più originali, assieme ad "Ashes to Ashes"). Ridotto all’osso, il tema è classico che più non si potrebbe: pene d’amore e cose così - per essere brutali e prosaici - ma l’atmosfera rarefatta e silvestre crea un alone quasi soprannaturale ed, alla fine, non è per nulla chiaro (né importa più) da quale parte penda la bilancia tra dolcezza e dolore.
Anche "Twenty Eight Steps", a suo modo, è una storia d’amore. Con più piani di lettura. Ventotto sono gli scalini che portano nel mondo degli incubi e degli spettri viventi, ventotto grammi è il peso di una dose di droga così come, bizzarramente, da ventuno a ventotto grammi peserebbe l’anima, almeno secondo gli studi condotti all’inizio del novecento dal dottor M.D. Duncan MacDougall all’Università del Massachussets... Donna o spirito, quello che è certo è che, se decidi di seguirla, devi andare fino in fondo perché: 'I know she walks these creepy lands, / I hear her laugh, / I dream her hands'.
Dulcis in fundo o in caudam venenum? Non saprei dirlo. Però, in fondo a questo CD c’è "On the Way Back". E non so neppure io se sia un addio quietamente malinconico alla vita o un’accettazione, altrettanto calma e velata di quieto dolore, dell’inevitabilità delle cose. Forse la risposta è davvero nascosta tra le calli della città più struggente del mondo e va cercata in una notte di luna appena velata dalla bruma del mare.
...Ce l’ho fatta?

Parlando di tematiche e testi, vorrei chiedervi come mai la scelta, già da inizio della vostra carriera, di rivolgervi a un paroliere esterno per la composizione, cosa non frequentissima all'interno del panorama metal. Come avete trovato Marco Capelli e come lo avete convinto a comporre per voi le lyrics? Solitamente come avviene la stesura delle stesse: lasciate a lui campo libero oppure affrontate insieme le tematiche e lui si occupa di stendere la versione definitiva dei testi?
Andy: Marco è stato uno di quei colpi di fortuna che capita raramente nella vita di un musicista. Non sarei mai stato in grado di gestire ed organizzare anche le liriche per una band. Quando ho deciso di rimettere in piedi il progetto, ho sparato un po' nel mucchio, cercando on-line qualche nuovo scrittore di buona volontà e con mentalità aperta alla sfida, che potesse essere interessato ad una collaborazione. Bene, oggi Marco non è solo un collaboratore, ma è parte integrante della band. Oltre a scrivere cose egregie, si occupa di tutto ciò che riguarda i Martiria in rete (sito, myspace, facebook, ecc.). Per la modalità di stesura dei testi dipende: talvolta ne parliamo prima, altre volte gli mando semplicemente un mp3 con una linea vocale ed una scansione sillabica delle eventuali strofe, bridge e chorus e lui ci costruisce tutto intorno. Ormai posso dire che è un meccanismo più che collaudato.
Marco: Assolutamente, un meccanismo ingrassato come un pistone da locomotiva. Quasi ci capiamo senza parlare... (il chè è preoccupante). Andy mi passa musica e linee vocali. Io le metto in un cassetto e lui comincia a sollecitarle. Il mio senso di colpa cresce e quando supera il livello di guardia, imbraccio la chitarra (che non so suonare) e passo le notti a scrivere, cancellare, riscrivere (ed a contare le sillabe sulle dita della mano destra - essendo mancino).

Andy MenarioL'album vede il vostro passaggio dalla Underground Symphony alla My Graveyard Productions, due etichette italiane che molto hanno dato e stanno dando alla scena italiana. Come è stato deciso questo cambiamento e come vi siete trovati con la nuova etichetta bresciana?
Andy: Semplicemente perché questa volta ci siamo trovati "sfasati" con i tempi tecnici di pubblicazione della Underground Symphony, successivamente c'è stato un contatto con Giuliano e la sua My Graveyard Productions che si è reso disponibile ed entusiasta... per noi non c'è stato alcun problema nel passaggio, in entrambi i casi si parla di ottime persone, serie e corrette. Quindi ci troviamo assolutamente bene con la nuova label, cosi come ci trovavamo bene con la precedente.

Parlando della My Graveyard è impossibile non citare l'ultima edizione del Play It Loud! Festival, dove i Martiria hanno partecipato con un concerto speciale con alla voce Rick Anderson. Sono passati oltre due anni, però vi chiederei comunque quali sono state le sensazioni di suonare per la prima volta dal vivo i brani con il cantante "ufficiale" della band.
Andy: Una grande emozione, che oggi è diventata nei ricordi una bellissima esperienza. Abbiamo avuto modo di consolidare ancor di più quel legame che ci ha unito inizialmente. Oggi posso dire di sentire Marco e Rick (i due più lontani topograficamente da me), come persone di famiglia, con i quali ci scambiamo sovente anche altre idee e discorsi non riguardanti la musica.
Marco: Assolutamente una grande esperienza! Speriamo di poterla ripetere, e presto. Personalmente ho un (piccolo) sogno: mi piacerebbe davvero poter lavorare in studio tutti insieme sui pezzi. Fondere il contributo di tutti per "costruire" una canzone sarebbe un’esperienza eccezionale e dai risultati imprevedibili. Per ora sembra improbabile ma in futuro... chissà!

Sempre rimanendo nel campo live, ho notato che la vostra attività è molto limitata, al di là del fatto che Anderson viva in America (il gruppo si esibisce dal vivo anche con un altro cantante - ndr): è una scelta del gruppo oppure vi vengono fatte proprio poche richieste di esibirvi? Personalmente vedete i Martiria più come un progetto in studio o una realtà capace di riproporre quanto fatto anche dal vivo?
Andy: I Martiria ri-nascono come progetto in studio, ma devo dire che le cose si sono evolute rapidamente, oggi quindi siamo una band pronta tranquillamente ad affrontare i palchi. Con il nuovo innesto di Umberto Spiniello alla batteria poi, abbiamo trovato il nostro assetto definitivo. E' comunque vero, che di proposte per suonare live, non ne sono mai arrivate fatta eccezione per il Play it Loud di Giuliano che ci ha fortemente voluto in formazione originale, per questo non finiremo mai di ringraziarlo! Speriamo in futuro di avere qualche opportunità in più, ci piacerebbe anche allargare gli orizzonti sulla penisola ed anche fuori... Vedremo...

Facciamo un altro passo indietro e parliamo un attimo dei precedenti lavori: riascoltati oggi, come li descrivereste e a quale di questi siete più legati? Se doveste consigliare un album di tutta la vostra discografia, su quale cadrebbe la scelta?
Marco: A chi non avesse mai ascoltato nulla di nostro, io consiglierei di partire da 'The Age of The Return'. Credo che, (al di là delle tematiche, parlo da un punto di vista musicale e concettuale), possa essere considerato come un "prequel" ideale di questo 'On the Way Back'.
Andy: Azz, un domandone! (eheheheh!) Guarda ogni album è legato a qualcosa che lo rende unico per ciò che mi riguarda. Per 'The Eternal Soul' ricordo con piacere tutto il periodo di preparazione e i primi feedback dagli addetti ai lavori quando cercavamo di proporlo. Forse è l'album "più Martiria" di tutti, c'è un misto di influenze, l'ho scritto di getto senza troppi fronzoli. Poi tutto l'iter di registrazione era accompagnato da una cosciente ilarità, perché nessuno avrebbe mai pensato che potesse funzionale o destare anche solo semplicemente un'attenzione. 'The Age of the Return' è veramente un'opera per come è stata concepita e poi assemblata e suonata. Senz'altro è stato il CD più difficile da scrivere, unico rammarico la produzione... mea culpa! Non è stato facile cimentarsi col musicare "il Libro dei libri", ma era talmente un tema a noi vicino per svariati motivi che non abbiamo voluto lasciare nulla al caso. 'Time of Truth' è un disco diverso. Volevamo fortemente un album più immediato, con meno arrangiamenti difficili, un album più live, direi che siamo riusciti nell'intento. 'Time of truth' doveva rendere la nostra musica più fruibile... è stato un esperimento, ci è piaciuto. Non riuscirei mai a preferire uno all'altro, questo me lo conferma anche i risultati del sondaggio che abbiamo fatto qualche settimana fa prima dell'uscita del nuovo 'On the Way Back'. Abbiamo espressamente chiesto a chi ci segue, quali sono gli album e i brani preferiti di tutta la discografia, il risultato è stato sorprendente: tutte le canzoni di tutti e tre gli album sono state citate, e tutte più o meno con lo stesso numero di preferenze. Questo mi conforta molto, è un chiaro segnale che all'interno di un album non ci sono poi pezzi cosi deboli.

Rick AndersonUna delle particolarità dei Martiria è quella di avere alla voce un personaggio storico della scena americana, Rick Anderson: sappiamo che il contatto fra voi è avvenuto tramite lo stesso Bill Tsamis dei Warlord, ma Andrea vuoi spiegarci meglio come sono avvenute le cose? Come hai fatto a conoscere prima Tsamis e cosa ti ha convinto che Rick sarebbe stata la scelta giusta per i Martiria?
Andy: Tsamis è un sostenitore (se cosi si può dire) di una mia vecchia band. Abbiamo quindi cominciato i nostri contatti parlando di quello. Durante il processo di composizione dei brani di 'The Eternal Soul' ero in contatto con Frank Andiver al quale avevo spedito dei pezzi per averne un feedback, sapeva perfettamente che non avevamo un cantante e che stavo cercando, fu lui a suggerirmi di provare a contattare qualche vecchio singer dei Warlord (forse non sapeva neanche che io avessi contatto diretto con Bill Tsamis), quindi diciamo che l'illuminazione me l'ha data lui. Il passo successivo quindi è stato piuttosto ovvio. A parte il fatto che Rick ebbe una grande sponsorizzazione da Bill (...come se ne avesse bisogno! Eheheh!), ma tra l'altro mi colpì subito l'umiltà con il quale si approcciò al progetto Martiria. Si rese subito disponibile mandandomi una demo con suoi brani e poi cominciammo a lavorare con estrema naturalezza. Quando si ha a che fare con persone eccezionali, tutto fila liscio senza problemi.

Il lavorare a distanza con il cantante ha frenato in qualche modo la vostra attività o l'uso dei moderni mezzi di comunicazione vi permette di rimanere in contatto costantemente? Come riuscite a lavorare sulla stesura dei nuovi brani?
Andy: Direi di no, ormai l'utilizzo della rete permette di fare di tutto, ci spediamo mail, provini, idee, ci parliamo per telefono, alla fine ci siamo anche visti... Quindi direi che le tappe le abbiamo percorse tutte. Per ciò che riguarda i brani, creo il pezzo, con parte degli arrangiamenti e linea melodica, passo il tutto a Marco, che costruisce il testo secondo i parametri che decidiamo o liberamente se non ci sono particolari indicazioni, il tutto poi viene spedito a Rick che è liberissimo di modificare, interpretare ecc. Può capitare talvolta che chieda a Rick di cambiare qualche piccola cosina, per esigenze di arrangiamento, ma capita davvero raramente, anzi, spesso è lui ad illuminarmi con trovate particolari, e quindi sono io dopo a ricambiare le parti. I brani poi passano a Derek e Umberto che lavorano sulla ritmica... lì ci sono gli ultimi cambiamenti prima della versione definitiva del brano.

In questi ultimi giorni è stata confermata la vostra partecipazione ad un tributo italiano ai Black Sabbath con il brano "Spiral Architect": cosa dovremo aspettarci? Un brano rivisitato alla vostra maniera o una fedele riproposizione?
Andy: Partiamo dal presupposto che i Black Sabbath sono la "mia" band da quando avevo 12 anni! Fosse per me risuonerei tutti gli album, per questo tributo abbiamo scelto un brano che ci piace molto. Ovviamente sarà ri-suonato alla Martiria... Non avrebbe senso fare una cover, suonandola uguale all'originale, non lo sarà mai!

Dopo 'On the Way Back' e questa partecipazione al tributo, su cosa lavoreranno i Martiria? Avete già pronto qualcosa per un ipotetico quinto album oppure rimarrete in pausa per aspettare i frutti di 'On the Way...'?
Andy: Stiamo già lavorando al quinto album, ma non voglio anticipare nulla. Inoltre parteciperemo ad un altro tributo per una grande band... e nel frattempo, ci gustiamo anche i feedback di 'On the Way Back', sperando di riuscire ad organizzare qualche evento live per il prossimo autunno...

Siamo giunti alla conclusione di questa intervista: come di consueto lascio a voi l'ultimo spazio per salutare i lettori e i vostri fans. Nel frattempo vi ringrazio per la disponibilità e per questa lunga chiacchierata.
Andy: Un grande saluto a tutti i lettori dei Italian Metal, e un ringraziamento particolare a tutti coloro che ci sostengono, se volete sentire l'anima più doom della band vi consiglio assolutamente di fare vostro il nuovo album 'On the Way Back', non dimenticate poi di lasciare il vostro feedback sulle nostre pagine di riferimento (Facebook, Myspace e sito ufficiale). Spero di incontrarvi presto in sede live! Grazie ancora Gabriele per questo spazio, a presto!

© Gabriele Nunziante

 

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