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Martiria is an epic/doom metal rock band formed back in the '80s and re-founded (after a long pause) in 2002. Five album published (last one R-Evolution, with ex Black Sabbath Vinny Appice - 2014).

The band was formed back in the '80s. At the beginning the band was very much oriented towards Doom/Metal sounds such as: early Candlemass and Black Sabbath. After releasing just a few demos and featuring various musicians, in 1998 the members of the group decide to take a break for a while in order to experience different projects. (continue)

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Album: ( 2012 )

REVIEW

Date: November '12
Author: Stefano “Steven Rich” Ricetti
Vote: 79%
Language: Italian
Website: http://www.truemetal.it
Direct link: click here

(...)Ides of March, per chi scrive l'highlight di Roma S.P.Q.R., brano melodico e alla stesso tempo drammatico con una prestazione da urlo di Freddy, finalmente a pieno agio su territori consoni alla propria timbrica. In una sola parola: capolavoro!

l quinto album dei Martiria evidentemente si meritava un packaging imperiale accompagnato da un booklet altrettanto pregiato di venti pagine, con tutti i testi delle canzoni, disegni e foto in tema a supporto del concept alla base del disco, ovvero la storia antica di Roma, roba da far andare in brodo di giuggiole gli appassionati di certe tematiche, anche solo come idea.

Dopo aver metabolizzato lo split peraltro amichevolissimo e senza strascico alcuno - con il cantante americano conosciuto per essere stato ordinato Damien King III, i Nostri tornano sul mercato con un prodotto estremamente ambizioso, dalla connotazione adulta e senza dubbio stimolante anche a livello prettamente strumentistico. Al posto di Rick Anderson vi ora Federico, detto Freddy, scelto dopo un intenso periodo di audizioni. Il nuovo singer prima di tutto dimostra di avere coraggio da vendere, in quanto successore di un uomo che prest servizio nei favolosi Warlord ma soprattutto perch in grado di accettare di entrare in un gruppo gi estremamente rodato e dalla proposta assolutamente non semplicistica. Chapeau a Freddy, quindi, in primis.

Dopo laffascinante intro recitato Nihil Aliud Quam Superstitione i romani attaccano a colpi di daga con Callistus Wake, mid tempo stentoreo che d subito un assaggio di quello che il gruppo oggi dopo lavvento di Freddy al microfono a rimpiazzare Anderson, cantante gi su The Eternal Soul, The Age Of The Return, Time of Truth e On The Way Back, in pratica tutta la discografia ufficiale dei Martiria, demo esclusi.

I cinque minuti scarsi della guerresca Tale of Two Brothers sono da brividi metallici assicurati, lascia lamentosa e durissima di Andy Menario d il via a Byzantium, episodio di siderurgia trasognata di spessore, mentre Britannia funge da intermezzo fra il clangore delle spade e i nitriti dei cavalli allinterno di un ideale campo di battaglia. Un vero peccato che Federico non abbia osato di pi in The Northern Edge, il pezzo successivo, che vive di chiaroscuri e porta in dote passaggi centrali di marca Deep Purple periodo Perfect Strangers.

Riff a cascata nella classicissima Hannibal (Sons of Africa), traccia dove i Martiria danno il meglio di loro stessi fornendo il giusto spazio a tutti gli strumenti e, come sopra, il singer non forza dovere. Azzeccato il momento di flauto centrale a opera di Maria Luisa Donatiello.
Omens serve da trampolino di lancio a Ides of March, per chi scrive lhighlight di Roma S.P.Q.R., brano melodico e alla stesso tempo drammatico con una prestazione da urlo di Freddy, finalmente a pieno agio su territori consoni alla propria timbrica. In una sola parola: capolavoro!

Il carico pesante i Martiria lo calano in The Scourge of God, brano possente e da sicuro headbanging indiavolato durante le prossime prove dal vivo del combo romano, con la batteria di Umberto Spiniello sugli scudi. Atmosfere che riportano ai Virgin Steele pi pomposi si impossessano dei cinque minuti di Elissa, cavalcatona di razza.

Il crepitio del fuoco su di un recitato in latino d inizio a Burn, Baby Burn (Magnum Incendium Romae) canzone dallincedere costante a mo di carrarmato con un Freddy vicinissimo al tenebroso Paul Chain dannata in alcuni passaggi. I trenta secondi di Are you Afraid to Die? sono funzionali a Spartacus, pezzo dai riffoni straclassici che chiude degnamente lalbum.

Roma S.P.Q.R. lavoro ambizioso, molto ben curato, ove risulta inevitabile laccostamento ai Virgin Steele di qualche anno fa, sia per quanto concerne il flavour che laplomb maestoso. Le sensazioni iniziali di parziale inadeguatezza al ruolo da parte di Freddy si affievoliscono ascolto dopo ascolto ma, nonostante questo, non oso davvero immaginare dove avrebbe potuto arrivare il disco con uno di quei rari fuoriclasse mondiali ancora viventi in ambito Epic dietro al microfono.

© Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

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