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Martiria is an epic/doom metal rock band formed back in the '80s and re-founded (after a long pause) in 2002. Five album published (last one R-Evolution, with ex Black Sabbath Vinny Appice - 2014).

The band was formed back in the '80s. At the beginning the band was very much oriented towards Doom/Metal sounds such as: early Candlemass and Black Sabbath. After releasing just a few demos and featuring various musicians, in 1998 the members of the group decide to take a break for a while in order to experience different projects. (continue)

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Reviews / Interviews

Album: Roma S.P.Q.R. ( 2012 )

REVIEW

Date: November '12
Author: Gabriele Nunziante
Vote: 85%
Language: Italian
Website: http://www.italianmetal.it
Direct link: click here

un heavy/epic metal molto ricercato nelle composizioni e complesso nell'assimilazione grazie ad una certa vena progressive tutta sua, risultando di una longevità  non indifferente ma necessario, come sempre, di numerosi e numerosi ascolti prima di apprezzarne tutte le sfaccettature

L'ultimo anno per i Martiria è stato segnato da diversi avvenimenti significativi: prima uno sguardo al periodo iniziale della band con l'album 'On the Way Back', in cui il gruppo di Andy Menario riprendeva i brani dei primi demo degli anni '80, quindi la scelta, alla fine del 2011, di separarsi dallo storico cantante Rick Anderson per dare maggiore spessore ad un gruppo che da anni era costretto ad una attività frammentaria soprattutto in sede live.

La novità sostanziale per questo 'Roma S.P.Q.R.', che arriva neanche un anno dopo il precedente disco, è quindi quella dell'introduzione del nuovo cantante, Federico "Freddy": era logico in questo caso aspettarsi un qualche cambiamento dopo l'uscita di scena di Rick Anderson, ma i Martiria sono riusciti a trovare un più che degno sostituto che, se in alcuni frangenti va proprio a ricordarci il cantato dell'ex-Warlord, riesce ad imprimere una propria personalità nei nuovi brani del gruppo. Insieme così alla sezione storica della band, composta da Andrea Menarini (chitarra e tastiere) e Federico "Derek" Maniscalco (basso), e al batterista Umberto Spiniello, entrato in formazione da un paio d'anni e già ampiamente apprezzato sul precedente disco, Freddy e i Martiria non perdono tempo e si buttano su temi storici a loro tanto cari, in questo caso incentrati sull'Impero Romano. Il disco si muove sulle medesime sonorità dei primi tre lavori in studio, in particolare 'The Age of the Return' (2005) e 'Time of Truth' (2008), lasciando quindi le "sperimentazioni" più lente e oscure del precedente disco come un episodio a parte della loro discografia. In poco meno di un'ora di musica e 14 brani (di cui 4 semplici intermezzi) la band riesce ad includere così un heavy/epic metal molto ricercato nelle composizioni e complesso nell'assimilazione grazie ad una certa vena progressive tutta sua, risultando di una longevità non indifferente ma necessario, come sempre, di numerosi e numerosi ascolti prima di apprezzarne tutte le sfaccettature.

Con l'introduzione in latino di "Nihil Aliud Quam Superstitione" si passa immediatamente a "Callistus Wake", traccia fra le più convincenti del disco: pur avanzando su tempi medi grazie alle cavalcate chitarristiche, il brano è un crescere di intensità grazie al lavoro di tutta la band, a partire da una sezione ritmica strepitosa e varia, alle tastiere di sfondo e infine nel cantato di Freddy, capace di adattarsi alle varie soluzioni musicali del resto del gruppo. Particolare "Tale of Two Brothers", introdotta da un breve momento di calma con chitarre arpeggiate, quindi da un cantato corale, infine nell'esplosione del brano vero e proprio, aggressivo nell'incedere ma capace di dare spazio a belle melodie. Con "Byzantium" i Martiria danno spazio a sonorità inedite dettate anche dall'espressivo cantato del nuovo singer, lanciatissimo in queste atmosfere plumbee, mentre "The Northern Edge", introdotta dal parlato di "Britannia", è la traccia più veloce ed heavy dell'album, perfetta in tutti i suoi cambi di tempo ed emozionante in tutta la sua durata. "Hannibal (Sons of Africa)" ci riporta ai Martiria dei primi tre dischi per sonorità e riff, una traccia che chiama guerra ma non si lascia sfuggire una sezione più lenta nella sua parte centrale. Lento dell'album è "Ides of March", mentre con "The Scourge of God" e "Elissa" ritorniamo sulle atmosfere più spinte, senza dimenticare quell'aurea epica del gruppo sottolineata da tastiere e cori. Accattivante "Burn, Baby Burn (Magnum Incendium Romae)" con il suo incedere cadenzato, quindi si arriva alla conclusione dell'album con l'intermezzo "Are you Afraid to Die?" e "Spartacus", ultima scheggia di heavy/epic metal alla Martiria maniera.

'Roma S.P.Q.R.' è in definitiva l'album che ti aspetteresti da una band come questa: dopo un "intermezzo" con il precedente 'On the Way Back', i Martiria ritornano alle sonorità dei precedenti dischi, rinnovati nella formazione ma con sempre ben chiara la loro posizione nel panorama musicale metal. L'ingresso del nuovo cantante non ha in questo caso stravolto il sound del gruppo, rivelandosi una buona scelta sia per la continuità della band sia per quel minimo di rinnovamento che maggiore linfa può portare alla band stessa. L'album, uscito come il precedente per My Graveyard Productions, si presenta in edizione digipak con un bel booklet contenente non solo i testi, ma anche brevi introduzioni alle situazioni storiche a cui i brani fanno riferimento e citazioni del periodo. In definitiva un disco da avere per chi ha già ascoltato con piacere i precedenti lavori in studio della band, ma anche possibile punto di partenza per coloro che ancora non conoscessero i Martiria.

© Gabriele Nunziante

 

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